Quanto vale un giorno di reclusione?

Pena pecuniaria in sostituzione delle pene detentive fino a sei mesi e decreto penale di condanna: quanti euro vale un giorno di detenzione?

Quanto vale la libertà di un uomo? Verrebbe da rispondere che non ha prezzo. Per la legge, però, non è proprio così. Secondo l’ordinamento giuridico italiano, il giudice, in alcuni casi, può convertire la pena detentiva in pena pecuniaria. In pratica, al condannato viene detto di pagare una determinata somma di danaro anziché finire in gattabuia. Per convertire la pena detentiva (reclusione o arresto) in pena pecuniaria, occorre attribuire alla detenzione un determinato valore da prendere come riferimento per trasformare il carcere in semplice sanzione economica. Quanto vale un giorno di reclusione?

Sin da subito occorre una precisazione. La conversione della pena detentiva nel suo equivalente pecuniario è possibile solamente in rare ipotesi e comunque quando la condanna al carcere sia per un breve periodo di tempo e per reati non gravi. In particolare, il discorso inerente a quanto valga un giorno di reclusione vale essenzialmente in due ipotesi: quando il giudice decide di applicare la pena pecuniaria come sanzione sostitutiva delle pene detentive fino a sei mesi; quando il giudice emette il decreto penale di condanna. È in questi due casi che emerge l’importanza di sapere quanto vale un giorno di reclusione. Vediamo cosa dice la legge.

Indice:

1 Quanto vale un giorno di detenzione?

2 Pena pecuniaria in sostituzione di pene detentive brevi

3 Decreto penale di condanna: il calcolo della pena.

Quanto vale un giorno di detenzione?

Secondo la legge [1], quando il giudice deve eseguire un ragguaglio fra pene pecuniarie e pene detentive, il computo ha luogo calcolando 250 euro, o frazione di 250 euro, di pena pecuniaria per un giorno di pena detentiva. In pratica, un giorno di carcere vale 250 euro.

Questo ragguaglio serve ogni volta che il giudice deve convertire la pena detentiva in pena pecuniaria oppure, al contrario, per convertire, in caso di insolvibilità, una pena pecuniaria in giornate di libertà controllata.

Alla regola generale secondo cui un giorno di carcere vale 250 euro fanno eccezione alcune ipotesi in cui la legge conferisce al giudice il potere di stabilire un valore maggiore o minore. Ciò accade essenzialmente in due ipotesi:

quando si deve sostituire la pena detentiva non superiore a sei mesi con pena pecuniaria;

quando sussistono le condizioni per emettere il decreto penale di condanna.

Come vedremo nei prossimi paragrafi, la legge consente al giudice di stabilire valore differenti (maggiori o minori) rispetto al “valore standard” previsto per un singolo giorno di detenzione (250 euro), tenuto conto soprattutto della condizione economica del reo e del suo nucleo familiare.

Pena pecuniaria in sostituzione di pene detentive brevi

Secondo la legge il giudice, nel pronunciare la sentenza di condanna:

quando ritiene di dovere determinare la durata della pena detentiva entro il limite di due anni, può sostituire tale pena con quella della semidetenzione;

quando ritiene di doverla determinare entro il limite di un anno, può sostituirla anche con la libertà controllata;

quando ritiene di doverla determinare entro il limite di sei mesi, può sostituirla con la pena pecuniaria della specie corrispondente.

La pena pecuniaria è dunque la sanzione sostitutiva delle pene detentive fino a sei mesi. In pratica il giudice, valutate le condizioni del reato e la lievità del fatto, converte le pena detentiva in pena pecuniaria.

Per determinare l’ammontare della pena pecuniaria, il giudice individua il valore giornaliero al quale può essere assoggettato l’imputato e lo moltiplica per i giorni di pena detentiva.

Nella determinazione dell’ammontare della pena pecuniaria, il giudice tiene conto della condizione economica complessiva dell’imputato e del suo nucleo familiare.

Il ragguaglio tra pena detentiva e pena pecuniaria avviene così: il computo ha luogo calcolando almeno 250 euro di pena pecuniaria per ogni giorno di pena detentiva [2]. Il valore non può comunque mai superare i 2.500 euro per giorno di detenzione.

In pratica, nel caso di sostituzione della detenzione fino a sei mesi con pena pecuniaria, il giudice può discostarsi dal valore di 250 euro per giorno di reclusione o di arresto, potendosi spingere perfino a prevedere un importo dieci volte superiore.

Il giudice può in ogni caso disporre, in relazione alle condizioni economiche del condannato, che la pena pecuniaria venga pagata in rate mensili da tre a trenta. Ciascuna rata tuttavia non può essere inferiore a 15 euro [3].

Decreto penale di condanna: il calcolo della pena

L’importanza di conoscere quanto vale un giorno di reclusione è molto importate anche ai fini del calcolo della pena pecuniaria nel caso di decreto penale di condanna.

Com’è noto, il decreto penale di condanna è un provvedimento con cui il giudice, riconosciuta la fondatezza dell’accusa, condanna l’imputato al pagamento di una sanzione economica.

Affinché il giudice per le indagini preliminari possa emanare un decreto penale occorre che sussistano determinati presupposti di legge. Per la precisione:

deve trattarsi di reato procedibile d’ufficio oppure, se procedibile a querela, il querelante non deve aver esternato apertamente la volontà di opporsi alla definizione del procedimento in queste forme;

il pubblico ministero deve ritenere che si debba applicare soltanto una pena pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di una pena detentiva;

non devono essere trascorsi più di sei mesi dall’inizio delle indagini, cioè dalla data in cui il nome della persona alla quale il reato è attribuito è iscritto nel registro delle notizie di reato

non occorre applicare all’imputato anche una misura di sicurezza personale [4].

Ricorrendo queste condizioni, il giudice può emanare una pena pecuniaria in luogo di quella detentiva. Per effettuare il ragguaglio, il giudice individua il valore giornaliero al quale può essere assoggettato l’imputato e lo moltiplica per i giorni di pena detentiva. Nella determinazione dell’ammontare della pena pecuniaria il giudice tiene conto della condizione economica complessiva dell’imputato e del suo nucleo familiare.

Il valore giornaliero non può essere inferiore alla somma di 75 euro di pena pecuniaria per un giorno di pena detentiva e non può superare di tre volte tale ammontare (in pratica, non può mai superare 225 euro).

Come anticipato, quindi, per il decreto penale di condanna non si applica la norma per cui un giorno di reclusione (o di arresto) equivale a 250 euro, bensì quella più favorevole secondo cui un giorno di detenzione vale un importo variabile tra 75 e 225 euro.

Note:

[1] Art. 135 cod. pen.

[2] Art. 135 cod. pen.

[3] Art. 133-ter cod. pen.

[4[ Art. 459 cod. proc. pen.

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